I primi 75 anni di British Schools: intervista al Presidente Dr. Oliver Gargiulo

Si avvicina un compleanno importante per noi di British Schools. A breve infatti festeggeremo tre quarti di secolo, 75 anni passati non solo a insegnare una lingua, ma a costruire una comunità di professionisti e un punto di riferimento per didattica dell’inglese. E ora? Cosa riserva il futuro alle nostre scuole e ai nostri studenti? Ne parliamo con il Dottor Oliver Gargiulo, presidente dell’Associazione Italiana British Schools of English (AIBSE) di cui fanno parte le nostre scuole che sono oltre 60 in tutta Italia.

AIBSE compie 75 anni: com’è cominciata questa lunga storia?

Settantacinque anni sono un traguardo importante, soprattutto in un settore come quello della formazione linguistica, che nel corso dei decenni è profondamente cambiato. La storia di British Schools nasce da un’intuizione che, a distanza di tanti anni, conserva intatta la propria attualità: offrire un insegnamento della lingua inglese di qualità, fondato sulla professionalità dei docenti, su metodologie efficaci e su un rapporto diretto con gli studenti.

Nel tempo quella prima esperienza è cresciuta ed è diventata una realtà molto più ampia. Sono nate nuove scuole, si sono consolidate esperienze professionali e, soprattutto, si è sviluppata una comunità di persone accomunate dalla stessa idea di formazione linguistica.

In questo percorso AIBSE – Associazione Italiana British Schools of English – ha assunto un ruolo fondamentale: dare rappresentanza e coesione alle scuole associate, favorire il confronto e la condivisione delle esperienze e, soprattutto, preservare e sviluppare un’identità comune.

Per questo credo che i 75 anni non siano semplicemente l’anniversario di un marchio: sono la storia di una comunità professionale che ha saputo attraversare generazioni e profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici.

Secondo lei, qual è il segreto del successo delle British Schools?

Direi innanzitutto la capacità di cambiare senza perdere la propria identità.

In 75 anni è cambiato praticamente tutto: sono cambiati gli studenti, la scuola, il mondo del lavoro, le metodologie didattiche, le tecnologie e perfino il modo in cui utilizziamo quotidianamente le lingue straniere. Pensiamo soltanto alla distanza che separa i tradizionali laboratori linguistici dalle piattaforme digitali e, oggi, dall’intelligenza artificiale.

Eppure alcuni elementi sono rimasti fondamentali: la qualità dell’insegnamento, la competenza dei docenti, l’attenzione allo studente e la convinzione che conoscere una lingua significhi soprattutto essere capaci di utilizzarla realmente.

A questo aggiungerei un altro elemento: la forza della rete. Ed è proprio qui che vedo il valore di AIBSE. Far parte di un’associazione significa poter condividere esperienze, competenze, problemi e soluzioni. Significa non affrontare individualmente le trasformazioni del nostro settore, ma poterlo fare come comunità professionale.

Credo che oggi questa capacità di fare sistema sia uno dei nostri patrimoni più importanti.

Qual è la più grande soddisfazione che il suo lavoro per AIBSE le ha dato?

È difficile individuarne una sola. Credo però che la soddisfazione più grande sia vedere che un’esperienza nata 75 anni fa continua ad avere un significato per generazioni completamente diverse.

Nel nostro lavoro abbiamo visto cambiare gli studenti, le famiglie e le loro aspettative. Abbiamo accompagnato bambini, ragazzi e adulti nella costruzione di una competenza che spesso ha avuto conseguenze concrete sulla loro vita: nello studio, nel lavoro, nei viaggi e nelle relazioni con persone di altri Paesi.

Ma c’è anche una soddisfazione legata al presente e al futuro: vedere crescere all’interno di AIBSE la consapevolezza di appartenere a qualcosa che va oltre la singola realtà.

Ogni scuola porta con sé la propria storia, la propria esperienza e il proprio rapporto con il territorio. Il valore dell’Associazione consiste nel riuscire a trasformare questa straordinaria diversità in un patrimonio comune.

Quando esperienze diverse iniziano a dialogare e a generare nuove idee, l’associazione smette di essere semplicemente una struttura rappresentativa e diventa una vera comunità professionale. Credo che questa sia una delle soddisfazioni più importanti.

E ci sono state in questi anni delle sfide da affrontare?

Moltissime. Del resto, una realtà che attraversa 75 anni di storia inevitabilmente attraversa anche grandi trasformazioni.

Alcune sono state tecnologiche. Siamo passati da una didattica quasi esclusivamente in presenza agli strumenti multimediali, alla formazione online, alle certificazioni digitali e oggi all’intelligenza artificiale.

Altre trasformazioni hanno riguardato il ruolo stesso dell’inglese. Settantacinque anni fa conoscere questa lingua rappresentava un elemento distintivo; oggi è una competenza fondamentale per lo studio, il lavoro e la mobilità internazionale. Di conseguenza sono aumentate anche le aspettative nei confronti di chi insegna.

La sfida, quindi, non è stata semplicemente adeguarsi al cambiamento, ma riuscire possibilmente ad anticiparlo.

Ed è anche per questo che ritengo strategico il ruolo di AIBSE. Di fronte a trasformazioni così rapide, nessuna scuola dovrebbe sentirsi un’isola. Condividere conoscenze, investire nella formazione, confrontarsi sulle nuove metodologie e sulle tecnologie emergenti significa trasformare il cambiamento da problema in opportunità.

L’intelligenza artificiale, ad esempio, rappresenterà certamente una delle grandi sfide dei prossimi anni. Ma non credo che diminuirà l’importanza dell’insegnante. Al contrario, renderà ancora più importante avere docenti preparati, capaci di utilizzare criticamente gli strumenti tecnologici e di mantenere al centro del processo educativo la persona.

Come vede i prossimi 75 anni di AIBSE?

Settantacinque anni sono già difficili da immaginare; nel nostro settore, probabilmente, lo sono ancora di più. La velocità dell’innovazione rende quasi impossibile prevedere quali strumenti utilizzeremo anche soltanto tra dieci o vent’anni.

Possiamo però decidere quali principi vogliamo portare con noi.

Credo che il futuro delle British Schools debba poggiare su tre elementi: qualità, innovazione e rete.

Qualità significa continuare a investire nella professionalità delle persone e nella formazione dei docenti. Innovazione significa non avere paura del cambiamento, sperimentare nuovi strumenti e comprendere le opportunità offerte dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale. Rete significa rafforzare sempre più la collaborazione tra le scuole associate.

Ed è proprio su quest’ultimo punto che vedo una delle principali responsabilità future di AIBSE: trasformare progressivamente una rete di scuole in una comunità sempre più integrata, capace di progettare, innovare e comunicare insieme.

Il prossimo grande traguardo simbolico sarà il centenario. Mi piacerebbe pensare che, guardando indietro tra 25 anni, si possa dire che questo periodo sia stato quello nel quale abbiamo saputo unire ancora di più le nostre esperienze e costruire una visione comune.

Il 20 novembre è in programma un grande evento per festeggiare il nostro anniversario: come sarà il compleanno di AIBSE?

Vorremmo che fosse innanzitutto una festa. Settantacinque anni meritano certamente di essere celebrati.

Ma non vorremmo limitarci a guardare indietro. Naturalmente ci sarà spazio per la memoria, per le persone e per le esperienze che hanno contribuito a costruire questa storia, perché conoscere le proprie radici è fondamentale per capire chi siamo.

Allo stesso tempo, però, vorremmo che il 20 novembre fosse soprattutto un’occasione per ritrovarci e guardare insieme al futuro.

In questo senso, credo che l’evento rappresenti molto bene lo spirito di AIBSE: riunire persone e realtà diverse che condividono una storia, un’identità e soprattutto un progetto.

Mi piace pensare ai 75 anni non come a un punto di arrivo, ma come a una tappa. Abbiamo ricevuto in eredità una storia importante e abbiamo la responsabilità di farla evolvere.

Per questo il modo migliore di festeggiare il compleanno delle British Schools sarà certamente ricordare ciò che siamo stati, ma soprattutto cominciare a immaginare insieme ciò che vogliamo diventare.

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